mercoledì 21 dicembre 2011

Dai desideri di LPP per il nuovo anno... considerazioni sparse


Leggo sempre, e volentieri, la PresS/Tletter di Luigi Prestinenza Puglisi; newsletter periodica che parla di architettura a cui ci si può iscrivere dal sito omonimo: http://www.presstletter.com/

Nell'ultima, la n° 31-2011, LPP ha indicato una serie di punti, sottoforma di desideri, che auspica per il nuovo anno.
Se fosse semplicemente perchè condivido la visione espressa dai vari desideri forse non avrei fatto un post intero, ma magari solo indicato la newsletter via twitter. Ma dato che qualche punto ha suscitato il mio interesse vorrei esprimere qualche osservazione. Di seguito il testo, in corsivo, ed i miei eventuali commenti.

"Anno nuovo, vita nuova
Il prossimo anno, vista l’ attuale situazione congiunturale, potrà essere peggiore di quello che stiamo per concludere. Ma, poichè siamo ottimisti per costituzione, ecco dieci desideri che siamo certi che nel 2012 si realizzeranno:
1.    che non si diano più incarichi di progettazione ad personam ma solo attraverso gare, magari secondo il modello francese delle due fasi;"

credo sia sottinteso che intendesse "incarichi pubblici di progettazione" e mi trova d'accordo, e mi chiedo, essendo un'ovvietà, come mai stiamo sempre lì a parlarne... (danger! politically involved matter!)

2.    che Paolo Portoghesi non regali più progetti o consulenze al sindaco Alemanno e gli suggerisca invece di ricorrere ai concorsi;
3.    che il maxxi smetta di fare mostre riciclate o sul riciclo e si occupi finalmente di architettura contemporanea;


Su PP non mi esprimo non avendo conoscenze, ma sul maxxi sono assai curioso di vederne gli sviluppi in fatto di mostre... speriamo bene...

4.    che chiudano almeno il  43 per cento delle facoltà di architettura, e le restanti si uniscano con le facoltà di ingegneria per sfornare un’unica figura professione di architetto-ingegnere;

hmm... devo esprimermi da ingegnere o da architetto? Io penso che in Italia si sia dato maggior peso a quella componente della progettazione, diciamo, creativa. Limitando fortemente la parte più tecnica. E' normale che dal punto di vista degli studenti ci fosse una maggiore richiesta di semplicità. Ma da qui ad uccidere quella che era probabilmente la unica vera facoltà che creava "progettisti" (non uso apposta la parola architetti) ottimi e preparati al 100% ovvero Ingegneria Edile (quella degli ordinamenti dii metà anni '90) il passo ahimè è stato troppo rapido e insensato. Ora abbiamo una pletora di finte facoltà di architettura con i corsi di laurea più disparati creati solo allo scopo di poter dire "anche noi abbiamo gli architetti". E la formazione nel mentre, grazie ai numeri chiusi e la distribuzione insensata e ridotta dei fondi, è andata via via peggiorando. Giusto per non dilungarmi troppo ma vorrei citare un episodio che mi è capitato tempo fa nei corridoi di una facoltà italiana. Due studenti, mentre aspettavano il docente per sostenere uno degli esami dell'ultimo anno, stavano discutendo a proposito din una costruzione presente in una fotografia, delle tante, appesa nelle pareti del corridoio. Cosa ben ovvia trattandosi di un dipartimento di urbanistica e architettura. Ognuno cercava nel discorso di ragionare sulle tipologie, sulle forme e sull'aspetto cercando di mettere in pratica quello che avevano imparato negli anni precedenti da chissà quale solerte insegnante. Alla fine conclusero che sicuramente si trattava di un qualche fortino inglese costruito con probabilità nel medioevo. Al che mi sono avvicinato ed ho chiesto agli studenti se per caso avessero un centesimo in tasca. Quando uno dei due ha tirato fuori la moneta ho chiesto se poteva confrontare l'opera della foto con quella della moneta. Vi lascio immaginare quanto siano rimasti stupiti da vedere la somiglianza. Ma dico? arrivano ad un passo dalla laurea in architettura e non hanno mai sentito parlare di un opera importante come il Castel del Monte di Federico II? Tra l'altro così importante da essere scelto (non mi esprimo nel merito ovviamente) per essere incluso nella seppur piccola monetina.
Discutendo con loro ho appreso molte delle mancanze che i loro studi hanno portato con se, alcune anche più gravi. L'episodio l'ho raccontato solo per mettere in evidenza il vero problema di questo affollarsi di facoltà e corsi di laurea di "pseudoarchitettura" (sinteticamente potremmo riassumerlo in: "mi faccio la triennale, non so un tubo o quasi, ma posso fare l'architetto.. bello eh?").
Il problema quindi, secondo me, non stà tanto nel numero di facoltà o nel creare la simbiosi perfetta di architetto-ingegnere quanto di "alzare nuovamente il livello", ed alzarlo di molto. Non dico di tornare al vecchio biennio da incubo di ingegneria però ad un qualcosa che non sacrifichi la qualità, come oggi, tanto per sfornare laureati mettendo la pezza (secondo il mio parere immorale e lesiva del diritto allo studio) dei numeri chiusi. Di certo c'era che chi passava il cosidetto biennio, dopo le forche caudine che comportava, quando arrivava al triennio finale non aveva grossi problemi a fare un integrale doppio nei calcoli di scienza delle costruzioni (questo riferito agli ingegneri ovviamente). Si l'ho presa davvero larga e mi sono dilungato ma spero si sia capito il mio punto di vista.

5.    che siano aboliti i fondi di dipartimento per pagare pubblicazioni sovente inutili e si decida di risparmiare denaro ricorrendo alla rete, con libri on demand, tanto per vedere a chi interessano;

Assolutamente d'accordo, sopratutto per quanto riguarda certi ricercatori che sfornano pubblicazioni che spesso dire imbrazzanti e dire poco. Ironicamente potrei elencarne di diverse: "L'architettura astrobioculturale nei popoli immaturi"; "La conoscenza architettonica paleomodernaristotelica dei forni del ventennio"; "I segmenti architettonici della tettonica platonica" etc... tutti con lo stesso contenuto interno che sembra preso da dispense mal scritte aventi solo il titolo differente o poco più ma benedette con sostanziosi fondi per la loro pubblicazione. (erano un esempio scherzoso ma credo che ci si sia capiti).

6.    che si ponga fine alla telenovela dei convegni sull’identità dell’architettura italiana con un breve comunicato in latino nel quale finalmente si dica in cosa questa benedetta identità consista;

Da buon "nerd, geek, internettaro" (e vai di luogo comune) quando sento parlare "dell'identità dell'architettura italiana" l'unica mia risposta plausibile è LOL (*citazione da wikipedia: LOL: acronimo dell'espressione inglese Laughing Out Loud o Lots Of Laughs ("sto ridendo sonoramente", "un sacco di risate"))

7.    che si abolisca la parola autonomia, se intesa in senso disciplinare;
8.    che venga dichiarato fuori legge per un anno l’uso del mattone nell’Italia centrale, del corten in tutti gli interventi di restauro, del verde sulle facciate e si cancelli dal vocabolario della lingua italiana il termine sostenibilità;


Più che cancellarlo (il termine intendo) direi che sarebbe ora che qualcuno spiegasse a molti progettisti il vero significato della parola sostenibilità... ma forse non si rispetterebbero i diritti umani, la rivelazione potrebbe devastarli mentalmente... ed allora purtroppo devo essere d'accordo anche su questo punto, meglio cancellare la parola e via...

9.    che in ogni facoltà di architettura non possano insegnare più di sette tra parenti, amanti e consanguinei;
Ma fare dei semplici esami pubblici, che siano "trasparentemente pubblici" no eh? Dove se voglio un ruolo da insegnante di strutture ma ignoro cosa sia un vincolo statico me lo si sbatta in faccia davanti ad un pubblico e se il pubblico presente, per assurdo, lo dovesse ignorare che almeno rimanga registrazione pubblica in modo che chiunque possa contestarla anche in seguito no? Forse sono troppo esagerato ma la troppa "riservatezza" in concorsi e affini spesso nasconde la volontà di far passare parenti ed amici il più delle volte incompetenti (sindrome da acquisizione/distribuzione poltrone... warning! politically taboo topic incoming...).
Basterebbe una buona applicazione per rendere difficile che si superino i 2 o 3 massimo della stessa parentela o giro. A meno di non avere a che fare con una famiglia di geni e studiosi (direi quasi improbabile se non impossibile).

e infine (10):
che coloro che vogliono collaborare alla presS/Tletter la smettano di farci la domanda se la loro eventuale pubblicazione faccia o meno titolo accademico. Non lo sappiamo, non ce lo siamo mai chiesto, continueremo a non chiedercelo e ci auguriamo vivamente di no. (LPP)


Altro problema prevalentemente italiano: Il titolo (*). (IRONIC MODE ON) Ma se faccio due mesi di specializzazione come programmatore di bidelleria aggiunta avrò il riconoscimento ministeriale? e la firma del presidente della repubblica direttamente sul curricola più anche 10 punti benzina dal rifornitore?
Vorrei fare domanda come aiutovicesupplente al blog dei mastri architetti, posso vantare ben quattro collaborazioni mentali ipotetiche con la PresS/Tletter autografate inconsciamente da LLP in persona ed aventi titolo universalmente riconosciuto a topolinia come accademico di gran cattedra!
Consiglio al Professor Prestinenza Puglisi di munirsi di carta pergamena, se deve distribuire titoli accademici che lo faccia almeno con gran classe (con ceralacca e fiocco rosso d'ordinanza mi raccomando). (IRONIC MODE OFF).

Ringrazio naturalmente Luigi Prestinenza Puglisi per tutto il lavoro che fa per la divulgazione della materia e l'aiuto che da ad architetti, progettisiti e studenti. Trovo la pubblicazione della newsletter davvero meritora e spero possa continuare per lungo tempo.
Questo mio intervento è nato prendendo spunto della newsletter per parlare, spesso divagando, di un po' di cose legate all'insegnamento ed alla professionalità dell'architettura.
Un saluto agli affezzionati di Correnti d'architettura, e mi scuso se la troppa ironia sparsa qua e là possa aver lasciato qualcuno deluso. Ma di questi tempi direi che qualche sorriso (anche mezzo) ogni tanto serva no?

Joystar

(*) ripeteva spesso il mio docente di Grandi Strutture che dovevamo si concentraci sul prendere il titolo quanto prima però unito alla conoscenza del "saper fare", di gente titolata che non sa far nulla ce ne fin troppa. E citava Frank Lloyd Wright dicendo che probabilmente se fosse stato italiano non avrebbe potuto lavorare in patria e avremmo perso un grande genio. (PS: Wright non finì gli studi in architettura e in ingegneria ma nessuno credo che glielo abbia mai contestato)

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