sabato 16 giugno 2012

Kingdom Tower: sempre più in alto!

il confronto col "vecchio" Burj Khalifa
Inutile negarlo, se si vive di passione per l'architettura, i grattacieli sono sempre una notevole fonte di interesse. Sia interesse dal punto di vista progettuale tecnico che quello architettonico compositivo. Spero non sia capitato solo a me il fantasticare, sopratutto durante gli studi, di poterne progettare uno prima o poi. Già da tempo non credo di fantasticarne più: certo, è probabile che lo farei avendone una commessa. Vista la crisi, chi direbbe di no a priori? Ma quanto a desiderarlo volontariamente credo proprio che quei tempi siano passati da un pezzo.

Personalmente non credo che esista un'altra tipologia di edificio più dispendiosa ed energivora da realizzare come il grattacielo. Figurarsi l'ultimo annunciato: la Kingdom Tower.
Rimasto in dubbio per alcuni anni, fu infatti annunciato durante la costruzione del Burj Dubai, pare che sia ormai entrato nella fase esecutiva.

Certo ha avuto un iter progettuale piuttosto travagliato, passando dalle fanfare dei 1600 metri, al momento dell'annuncio, fino al ridimensionamento ai 1000 metri del 2011. Sondaggi del suolo prima dubbiosi poi invece ok. La fine dei lavori era inizialmente indicata come il 2016. I dati ufficiali attuali, che dovrebbero essere definitivi, parlano di un'altezza di 1033 metri e data di consegna per il 2018.
La Kingdom Tower in tutto il suo rendersplender!

Confermare un'opera del genere, tolta la motivazione psicologica "dell'averlo più grosso", in un periodo di crisi internazionale e dal considerevole costo di 30 miliardi di dollari (era preventivato, oggi secondo wiki dovrebbe essere di 1,5 miliardi di $... un'inezia in confronto!) è quantomeno bizzaro. Perchè anche il già citato Burj terminato nel 2010 è ancora praticamente vuoto. La vendita degli appartamenti non è che stenti ad avviarsi... non è partita proprio. Hanno provato con gli affitti partendo da circa 22.000 $ l'anno (le previsioni dicevano solo 38.000$ nel 2010!), una cifra abbastanza economica per chi può permettersela ovviamente, ed ora mi pare si trovino appartamenti anche per meno 15.000 $ l'anno.

Il progetto di Adrian Smith + Gordon Gill mi ricorda vagamente qualcosa di già visto. Forse la High-mile tower di F.L.Wright? Casualmente anche questo è conosciuto come "Mile-tower" ed anche "High Mile design Tower". Stessa forma... stesso nome... un caso ovviamente, anche perchè questo nuovo ha una bella piattaforma panoramica in alto che cambia tutto: come no!

Vorrò proprio vedere come verrà utilizzato nel 2018 dopo l'ultimazione. Frotte di turisti a vederlo? Certo, come quelli che vanno a vedere il Burj Khalifa che è il più grande del mondo ed ha un numero di visitatori all'anno che scambierebbe volentieri con quelli della più piccola sagra umbra. Un popolo che ha l'apertura mentale simile a quelle che si possono trovare in un uovo appena deposto si ritroverà con l'ennesima "cattedrale nel deserto" nel vero senso della parola.
 Se continua così, tra qualche decennio, potremmo conoscere i territori arabi da deserto di sabbia a "il deserto dei grattacieli"!

Altre foto su: http://www.burjdubaiskyscraper.com/Kingdom-Tower/Kingdom-Tower.html
Info di Wikipedia qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Kingdom_Tower

Joystar

La piattaforma per l'atterraggio delle astronavi ehm.. panoramica!
Render evocativo tra le nuvole! Sembra preso più da Star Wars che da una presentazione per un edificio.

martedì 27 marzo 2012

Un "Doodle" per Mies

In occasione del 126° anniversario dalla nascita di Mies Van Der Rohe, Google ha dedicato uno dei suoi "doodle" al maestro del razionalismo.
Non posso ricordarmi tutti i vecchi doodle ma credo che sia uno dei pochi a tema architettura. Il disegno ricorda l'edificio progettato da Mies per l'IIT (Illinois Institute of Technology), ovviamente ripensato "in salsa Google".
Oggi sarà possibile vederlo per tutto il giorno, ma chi se lo fosse perso, oltre all'immagine che ho inserito nel post, può recuperarlo dall'archivio dei doodles che si trova a questo link http://www.google.com/doodles/finder/2012/All%20doodles.

Joystar

sabato 21 gennaio 2012

Citazioni di architettura (III)

Mentre controllavo e sistemavo le vecchie recensioni dei numeri di Casabella, mi è capitato di ritrovare in un vecchio numero del 2009, una citazione di Frank Lloyd Wright che mi ero ripromesso di inserire come una delle preferite tra le varie "citazioni di architettura". E' divisa in tre parti, ed è un pò lunghetta come citazione, ma considerando che si era meritata la copertina del numero 784 di Casabella direi che merita almeno di essere letta.

"Se non è una prostituta, l'architetto dovrebbe capire che tra grande e piccolo non vi è differenza".


"Considera costruire una cucina* di una abitazione non meno desiderabile di costruire una cattedrale. Per l'arte le dimensioni del progetto non hanno importanza, come le questioni di denaro. Ciò che conta veramente è la qualità del carattere. Il carattere può essere grande nel piccolo e piccolo nel grande".


"L'architettura batte oggi le strade come una prostituta perchè "ottenere un incarico" è divenuto il fine più importante. In architettura l'incarico dovrebbe trovare la persona e non la persona l'incarico. Nel campo dell'arte persona e incarico sono compagni; tra loro nulla può essere venduto o comperato".



Frank Lloyd Wright

Il testo originale è il seguente: "If he is not a whore, the architect should understand that there is no difference between big and small. Regard it as just as desiderable to build a chicken-house as to build a cathedral. The size of the project means little in art, beyond money-matter. It is the quality of character that really counts. Character may be large in the little or little in the large. Architecture is walking the streets today as a prostitute because "to get the job" has become the first principle of architecture. In architecture the job should find the man and not the man the job. In art the job and the man are mates; neither can be bought or sold to the others".
La traduzione sopra è presa dal numero 784 e curata da Casabella, infatti ho sistemato una nota nell'unico punto in cui non capisco esattamente la scelta del traduttore.

Joystar

* nella traduzione di Casabella c'è scritto "cucina di una abitazione" ma nell'originale Wright dice chiaramente "chicken-house" che dovrebbe essere l'Aia (o il pollaio), quindi facendo un paragone più forte tra la "casa per le galline" ed una cattedrale.

domenica 1 gennaio 2012

Buon Anno 2012

Il mio Augurio che possa essere un Buon Anno 2012 per tutti!

Che il nuovo anno porti la consapevolezza, la capacità e la creatività che necessitiamo ogni giorno per fare il nostro lavoro al meglio! Auguri!

Joystar

domenica 25 dicembre 2011

Buon Natale

I migliori Auguri di Buon Natale a tutti!

Joystar

mercoledì 21 dicembre 2011

Dai desideri di LPP per il nuovo anno... considerazioni sparse


Leggo sempre, e volentieri, la PresS/Tletter di Luigi Prestinenza Puglisi; newsletter periodica che parla di architettura a cui ci si può iscrivere dal sito omonimo: http://www.presstletter.com/

Nell'ultima, la n° 31-2011, LPP ha indicato una serie di punti, sottoforma di desideri, che auspica per il nuovo anno.
Se fosse semplicemente perchè condivido la visione espressa dai vari desideri forse non avrei fatto un post intero, ma magari solo indicato la newsletter via twitter. Ma dato che qualche punto ha suscitato il mio interesse vorrei esprimere qualche osservazione. Di seguito il testo, in corsivo, ed i miei eventuali commenti.

"Anno nuovo, vita nuova
Il prossimo anno, vista l’ attuale situazione congiunturale, potrà essere peggiore di quello che stiamo per concludere. Ma, poichè siamo ottimisti per costituzione, ecco dieci desideri che siamo certi che nel 2012 si realizzeranno:
1.    che non si diano più incarichi di progettazione ad personam ma solo attraverso gare, magari secondo il modello francese delle due fasi;"

credo sia sottinteso che intendesse "incarichi pubblici di progettazione" e mi trova d'accordo, e mi chiedo, essendo un'ovvietà, come mai stiamo sempre lì a parlarne... (danger! politically involved matter!)

2.    che Paolo Portoghesi non regali più progetti o consulenze al sindaco Alemanno e gli suggerisca invece di ricorrere ai concorsi;
3.    che il maxxi smetta di fare mostre riciclate o sul riciclo e si occupi finalmente di architettura contemporanea;


Su PP non mi esprimo non avendo conoscenze, ma sul maxxi sono assai curioso di vederne gli sviluppi in fatto di mostre... speriamo bene...

4.    che chiudano almeno il  43 per cento delle facoltà di architettura, e le restanti si uniscano con le facoltà di ingegneria per sfornare un’unica figura professione di architetto-ingegnere;

hmm... devo esprimermi da ingegnere o da architetto? Io penso che in Italia si sia dato maggior peso a quella componente della progettazione, diciamo, creativa. Limitando fortemente la parte più tecnica. E' normale che dal punto di vista degli studenti ci fosse una maggiore richiesta di semplicità. Ma da qui ad uccidere quella che era probabilmente la unica vera facoltà che creava "progettisti" (non uso apposta la parola architetti) ottimi e preparati al 100% ovvero Ingegneria Edile (quella degli ordinamenti dii metà anni '90) il passo ahimè è stato troppo rapido e insensato. Ora abbiamo una pletora di finte facoltà di architettura con i corsi di laurea più disparati creati solo allo scopo di poter dire "anche noi abbiamo gli architetti". E la formazione nel mentre, grazie ai numeri chiusi e la distribuzione insensata e ridotta dei fondi, è andata via via peggiorando. Giusto per non dilungarmi troppo ma vorrei citare un episodio che mi è capitato tempo fa nei corridoi di una facoltà italiana. Due studenti, mentre aspettavano il docente per sostenere uno degli esami dell'ultimo anno, stavano discutendo a proposito din una costruzione presente in una fotografia, delle tante, appesa nelle pareti del corridoio. Cosa ben ovvia trattandosi di un dipartimento di urbanistica e architettura. Ognuno cercava nel discorso di ragionare sulle tipologie, sulle forme e sull'aspetto cercando di mettere in pratica quello che avevano imparato negli anni precedenti da chissà quale solerte insegnante. Alla fine conclusero che sicuramente si trattava di un qualche fortino inglese costruito con probabilità nel medioevo. Al che mi sono avvicinato ed ho chiesto agli studenti se per caso avessero un centesimo in tasca. Quando uno dei due ha tirato fuori la moneta ho chiesto se poteva confrontare l'opera della foto con quella della moneta. Vi lascio immaginare quanto siano rimasti stupiti da vedere la somiglianza. Ma dico? arrivano ad un passo dalla laurea in architettura e non hanno mai sentito parlare di un opera importante come il Castel del Monte di Federico II? Tra l'altro così importante da essere scelto (non mi esprimo nel merito ovviamente) per essere incluso nella seppur piccola monetina.
Discutendo con loro ho appreso molte delle mancanze che i loro studi hanno portato con se, alcune anche più gravi. L'episodio l'ho raccontato solo per mettere in evidenza il vero problema di questo affollarsi di facoltà e corsi di laurea di "pseudoarchitettura" (sinteticamente potremmo riassumerlo in: "mi faccio la triennale, non so un tubo o quasi, ma posso fare l'architetto.. bello eh?").
Il problema quindi, secondo me, non stà tanto nel numero di facoltà o nel creare la simbiosi perfetta di architetto-ingegnere quanto di "alzare nuovamente il livello", ed alzarlo di molto. Non dico di tornare al vecchio biennio da incubo di ingegneria però ad un qualcosa che non sacrifichi la qualità, come oggi, tanto per sfornare laureati mettendo la pezza (secondo il mio parere immorale e lesiva del diritto allo studio) dei numeri chiusi. Di certo c'era che chi passava il cosidetto biennio, dopo le forche caudine che comportava, quando arrivava al triennio finale non aveva grossi problemi a fare un integrale doppio nei calcoli di scienza delle costruzioni (questo riferito agli ingegneri ovviamente). Si l'ho presa davvero larga e mi sono dilungato ma spero si sia capito il mio punto di vista.

5.    che siano aboliti i fondi di dipartimento per pagare pubblicazioni sovente inutili e si decida di risparmiare denaro ricorrendo alla rete, con libri on demand, tanto per vedere a chi interessano;

Assolutamente d'accordo, sopratutto per quanto riguarda certi ricercatori che sfornano pubblicazioni che spesso dire imbrazzanti e dire poco. Ironicamente potrei elencarne di diverse: "L'architettura astrobioculturale nei popoli immaturi"; "La conoscenza architettonica paleomodernaristotelica dei forni del ventennio"; "I segmenti architettonici della tettonica platonica" etc... tutti con lo stesso contenuto interno che sembra preso da dispense mal scritte aventi solo il titolo differente o poco più ma benedette con sostanziosi fondi per la loro pubblicazione. (erano un esempio scherzoso ma credo che ci si sia capiti).

6.    che si ponga fine alla telenovela dei convegni sull’identità dell’architettura italiana con un breve comunicato in latino nel quale finalmente si dica in cosa questa benedetta identità consista;

Da buon "nerd, geek, internettaro" (e vai di luogo comune) quando sento parlare "dell'identità dell'architettura italiana" l'unica mia risposta plausibile è LOL (*citazione da wikipedia: LOL: acronimo dell'espressione inglese Laughing Out Loud o Lots Of Laughs ("sto ridendo sonoramente", "un sacco di risate"))

7.    che si abolisca la parola autonomia, se intesa in senso disciplinare;
8.    che venga dichiarato fuori legge per un anno l’uso del mattone nell’Italia centrale, del corten in tutti gli interventi di restauro, del verde sulle facciate e si cancelli dal vocabolario della lingua italiana il termine sostenibilità;


Più che cancellarlo (il termine intendo) direi che sarebbe ora che qualcuno spiegasse a molti progettisti il vero significato della parola sostenibilità... ma forse non si rispetterebbero i diritti umani, la rivelazione potrebbe devastarli mentalmente... ed allora purtroppo devo essere d'accordo anche su questo punto, meglio cancellare la parola e via...

9.    che in ogni facoltà di architettura non possano insegnare più di sette tra parenti, amanti e consanguinei;
Ma fare dei semplici esami pubblici, che siano "trasparentemente pubblici" no eh? Dove se voglio un ruolo da insegnante di strutture ma ignoro cosa sia un vincolo statico me lo si sbatta in faccia davanti ad un pubblico e se il pubblico presente, per assurdo, lo dovesse ignorare che almeno rimanga registrazione pubblica in modo che chiunque possa contestarla anche in seguito no? Forse sono troppo esagerato ma la troppa "riservatezza" in concorsi e affini spesso nasconde la volontà di far passare parenti ed amici il più delle volte incompetenti (sindrome da acquisizione/distribuzione poltrone... warning! politically taboo topic incoming...).
Basterebbe una buona applicazione per rendere difficile che si superino i 2 o 3 massimo della stessa parentela o giro. A meno di non avere a che fare con una famiglia di geni e studiosi (direi quasi improbabile se non impossibile).

e infine (10):
che coloro che vogliono collaborare alla presS/Tletter la smettano di farci la domanda se la loro eventuale pubblicazione faccia o meno titolo accademico. Non lo sappiamo, non ce lo siamo mai chiesto, continueremo a non chiedercelo e ci auguriamo vivamente di no. (LPP)


Altro problema prevalentemente italiano: Il titolo (*). (IRONIC MODE ON) Ma se faccio due mesi di specializzazione come programmatore di bidelleria aggiunta avrò il riconoscimento ministeriale? e la firma del presidente della repubblica direttamente sul curricola più anche 10 punti benzina dal rifornitore?
Vorrei fare domanda come aiutovicesupplente al blog dei mastri architetti, posso vantare ben quattro collaborazioni mentali ipotetiche con la PresS/Tletter autografate inconsciamente da LLP in persona ed aventi titolo universalmente riconosciuto a topolinia come accademico di gran cattedra!
Consiglio al Professor Prestinenza Puglisi di munirsi di carta pergamena, se deve distribuire titoli accademici che lo faccia almeno con gran classe (con ceralacca e fiocco rosso d'ordinanza mi raccomando). (IRONIC MODE OFF).

Ringrazio naturalmente Luigi Prestinenza Puglisi per tutto il lavoro che fa per la divulgazione della materia e l'aiuto che da ad architetti, progettisiti e studenti. Trovo la pubblicazione della newsletter davvero meritora e spero possa continuare per lungo tempo.
Questo mio intervento è nato prendendo spunto della newsletter per parlare, spesso divagando, di un po' di cose legate all'insegnamento ed alla professionalità dell'architettura.
Un saluto agli affezzionati di Correnti d'architettura, e mi scuso se la troppa ironia sparsa qua e là possa aver lasciato qualcuno deluso. Ma di questi tempi direi che qualche sorriso (anche mezzo) ogni tanto serva no?

Joystar

(*) ripeteva spesso il mio docente di Grandi Strutture che dovevamo si concentraci sul prendere il titolo quanto prima però unito alla conoscenza del "saper fare", di gente titolata che non sa far nulla ce ne fin troppa. E citava Frank Lloyd Wright dicendo che probabilmente se fosse stato italiano non avrebbe potuto lavorare in patria e avremmo perso un grande genio. (PS: Wright non finì gli studi in architettura e in ingegneria ma nessuno credo che glielo abbia mai contestato)

giovedì 10 novembre 2011

Citazioni di architettura (II)

Nell'ormai lontano 2005, uno dei primi post, di quest blog tematico sull'architettura e l'arte in generale, fu dedicato ad una citazione ponendo il simbolo (I) a fine titolo. La mia intenzione infatti era di pubblicare periodicamente diverse citazioni di architetti o artisti famosi o legate all'argomento.
Di quella, ottima, idea nel tempo mi sono gradualmente dimenticato fino a qualche tempo fa mentre facevo un controllo dei vecchi post del blog. Controllando la ricerca delle parole chiave che spesso porta su questo sito ho notato che "citazioni di architettura" è sempre molto in alto come numero di ricerche. Non sono un'esperto di Seo (anche se faccio il webmaster ne odio la dottrina che vorrebbe l'argomento "sesso" sparso in ogni sito esistente, col solo scopo di attrarre visitatori: ogni sito dovrebbe attrarre i suoi in modo onesto con i soli propri contenuti) ma se una "frase chiave" viene cercata spesso vuol dire che ci sono anche molte persone interessate a quella ricerca no?
Ho deciso quindi di (provare a) postare di tanto in tanto una citazione e voglio cominciare con una che, probabilmente, è la mia preferita e che racchiude in se l'essenza della materia "architettura".

H. Guimard nel suo studio
La citazione è di uno degli allievi poco noti di Victor Horta: il francese Hector Guimard. Famoso sopratutto per gli ingressi della metropolitana parigina (ahimè valorizzati troppo tardi... molti dei più belli sono andati persi) ha anche dato una forte impronta Art Nouveau all'architettura francese unendo decorativismo e modernità costruttiva. La citazione è tratta da una intervista apparsa sul catalogo ufficiale che illustrava la sua prima e più grande opera "il Castel Bèranger".


Ed eccola qua:

"Io amo l'architettura, e se l'amo è perchè essa comprende, nella sua essenza, nella sua formula, nella sua funzione e in tutte le sue manifestazioni, tutte le altre arti senza eccezzione."
                                                                       Hector Guimard


Spesso quando mi chiedono il perchè mi piaccia tanto l'architettura sono tentato di rispondere con la citazione suscritta. Spero che sia di ispirazione a molti che spesso osannano l'arte in se, sminuendo l'architettura che invece ha un ruolo fondamentale.

Joystar

mercoledì 10 agosto 2011

Oltre il senso del luogo su Wilfing Architettura



Un post rapido per segnalare la pubblicazione della mail che ho inviato (con molto ritardo) per l'indagine "oltre il senso del luogo". Potete trovare l'intervento in questo link: http://wilfingarchitettura.blogspot.com/2011/08/0086-oltre-il-senso-del-luogo-una-mail.html .
O sul sito: http://wilfingarchitettura.blogspot.com/ di Salvatore D'Agostino.

Joystar


sabato 9 luglio 2011

Come chiamare questo intervento?

Davvero, come chiamare questo intervento?
Mah... il problema di fondo è la distanza con l’ultimo aggiornamento: oltre un anno. Un anno senza aggiornamenti rende un blog, già moribondo, praticamente morto. Correnti d’architettura non fa differenze... resta là, online, ma con solo i suoi pochi interventi del passato. I suoi “indici personalizzati” di Casabella (forse una delle poche cose che erano diventate un appuntamento fisso, e che poi non hanno più avuto ragion d’essere con l’arrivo nel 2010 del blog/sito ufficiale della rivista).
Comunque sia, anche se non più seguito come tre anni fa, ho notato che una manciata di visite al giorno le totalizza. Mi pare giusto lasciarlo a disposizione, finché sarà possibile, con i suoi interventi che qualche curioso di passaggio attirano sempre.
Parlando invece di un eventuale futuro del blog: non ho proprio idea di quando potrò trovare un momento per scrivere qualcosa di originale, di nuovo e interessante. Non sono il tipo che voglia coinvolgersi nella polemica attuale sullo stato dell’architettura in Italia. Polemica che a quanto mi risulta dura da almeno una decina di anni nelle varie riviste e siti (ma davvero non si riesce a parlare d’altro?). Il bravo LPP è impegnato nella creazione di critici dell’architettura (avessi avuto la possibilità avrei partecipato anche io), forse però sarebbe meglio pensare a creare migliori architetti dato che la situazione della didattica nelle università italiane (tolte quelle solite due o tre) è assolutamente disastrosa.
Quindi a fare interventi che parlano esclusivamente di quello che va male, seguendo la moda di molti blog, non mi ci vedo proprio.
Altro problema è che sarei rimasto praticamente solo a seguirlo. I vecchi amici collaboratori sono praticamente scomparsi. Alcuni tengono famiglia, altri si sono dati a lavori diversi, lontani dall’architettura.
Ovviamente seguo diversi blog a tema. Per esempio mi piace leggere gli interventi di Emanuele su http://piliaemmanuele.wordpress.com/, o di Pietro Pagliardini su De architettura. Seguo molto volentieri il lavoro di Salvatore D'Agostino su Wilfing (a cui debbo delle scuse con molto ritardo, visto che non sono mai riuscito a rispondere alla sua indagine di due estati fa; eppure la risposta l’avevo scritta, ho ancora la bozza da qualche parte: solo non ricordo più perché non la inviai) ed tanti altri che non cito per non trasformare in un elenco questo breve intervento.
Un saluto a tutti quelli che passano ancora da queste parti ed un augurio di rileggerci presto.

Joystar

PS: chissà... magari aver scritto queste righe mi convincerà a trovare qualche momento per scrivere qualcosa di nuovo.

giovedì 29 aprile 2010

Festarch prossimi venturi... ci saranno?

Festarch è stata davvero una novità per la Sardegna. Il 2007 e 2008 hanno visto manifestazioni di architettura che mai si erano viste sull'isola, e lo dico al di là delle varie implicazioni politiche, con interventi di architetti noti che probabilmente prima non avrebbero mai pensato alla Sardegna (se non per le vacanze).
Dato che in tanti mi hanno scritto e-mail per avere informazioni sul quando, sul perchè, sul "se si farà nuovamente" ho cercato un pò di informazioni in giro ma purtroppo devo dire di non aver trovato nulla che faccia pensare ad una nuova prossima manifestazione. Già lo scorso anno si era parlato di piccole manifestazioni da fare in settembre e poi non s'è fatto nulla. Dalla Regione è silenzio totale, nessuna dichiarazione in merito (che io abbia trovato). Boeri si era reso più volte disponibile ma credo abbia gettato la spugna di fronte al silenzio della giunta; almeno lo scorso anno la sensazione era quella, quest'anno suppongo non vi abbia nemmeno pensato (e visti i fatti di "La Maddalena" credo avesse altro a cui pensare).
Oltretutto, qualcuno se ne sarà accorto, è divenuto irraggiungibile il sito ufficiale della manifestazione. Per quelli che pensavano che le cose su internet si potessero trovare sempre è un brutto ritorno alla realtà. Anche lì se non si paga il dovuto per l'hosting del sito (lo dico in generale, non so la motivazione vera nel caso del sito del festarch) i contenuti vengono persi ed i siti, che si dava per scontato esistessero, diventano irraggiungibili. Peccato davvero perchè conteneva diversi materiali, sopratutto video, che avevano un'importanza nella diffusione della cultura dell'architettura in Sardegna. Oltre a tutto il lavoro fatto per predisporre e mettere online il sito stesso.
Per il momento dunque le notizie in mio possesso sono queste. Se qualcuno avesse informazioni più aggiornate o volesse fare delle precisazioni può, come sempre, contattarmi inserendo un commento quà sotto o via e-mail.

Joystar